Stadio

Uno dei primi impianti sportivi ad uso calcistico realizzati in Italia, ancora in attività.

Costruito nel 1896 come ippodromo e adattato ad uso calcistico tra il 1919 e il 1925, ha inoltre ospitato alcune partite della squadra di calcio femminile Venezia-Jesolo, nonché eventi di beneficenza, concerti e spettacoli.

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Storia

Dalla Costruzione alla Seconda Guerra Mondiale

Lo stadio “Francesco Baracca” sorge sul sito del preesistente ippodromo cittadino, costruito nel 1896 dalla Società Veneta di Sport su un terreno di proprietà della locale famiglia Zajotti.

Nel 1919 l’area interna al circuito dell’ippodromo venne adattata a campo di calcio ad uso del Mestre Football Club 1909 (appena affiliatosi alla Federazione Italiana Giuoco Calcio): la partita inaugurale si disputò tra il FC e l’altra squadra cittadina, la Spes Mestre (che adottava invece come campo casalingo un terreno retrostante il cinema Concordia, a fianco del giardino di Villa Erizzo). La partita, valida per l’assegnazione della Coppa Luigi Beccari (in onore dell’atleta mestrino deceduto nella prima guerra mondiale), vide imporsi il Mestre FC per 2-0.

In mancanza di ulteriori notizie, il 1919 è considerato l’anno di apertura dello stadio, sebbene inizialmente si trattasse ancora di una struttura accessoria inserita all’interno dell’ippodromo cittadino. Nel dopoguerra la pista ippica venne progressivamente dismessa e dal 1923 l’impianto fu adattato definitivamente ad uso polisportivo (prevalentemente per il gioco del calcio) e dotato di strutture stabili e dedicate allo scopo.

Nel biennio 1919-20 l’A.C. Mestre (nuova denominazione del Mestre F.C. 1909) si piazzò 7° (e ultimo) nel campionato di Promozione, all’epoca il secondo livello della piramide calcistica nazionale. Non essendo previste retrocessioni, il club mantenne la categoria, complice anche l’ottemperanza dello stadio ai requisiti strutturali imposti dal campionato: l’impianto disponeva infatti di un terreno di gioco di grandi dimensioni ed era completamente recintato (dettaglio che permetteva di regolare e controllare l’accesso del pubblico).

Nella stagione successiva il Mestre sfiorò l’accesso in Prima Categoria, vincendo dapprima il girone A (con 13 punti su 16 disponibili) e poi vincendo la fase finale a pari merito con l’US Legnaghese (che tuttavia ebbe accesso alla massima lega vincendo per 1-0 lo spareggio disputato il 12 giugno a Vicenza).

In quegli anni, proprio per raccogliere fondi per la costruzione degli edifici di servizio presso lo stadio, la Società Ciclistica Audace di Carpenedo (presieduta da Giuseppe Caprioglio) realizzò attornò al campo una pista ciclistica, con curve sopraelevate, organizzandovi poi corse podistiche e ciclistiche sul percorso. La pista ciclistica fu successivamente rimossa per consentire l’edificazione di più ampie tribune.

In data 13 ottobre 1923 la Società Anonima Pro Mestre presentò all’ufficio protocollo del Comune di Mestre un progetto per la costruzione di un “campo polisportivo in adiacenza del viale Garibaldi, ex ippodromo”, a firma dell’ingegnere Antonio Gardin; nella stessa mattinata il progetto ricevette il nulla osta dagli uffici comunali dei lavori pubblici e d’igiene, per poi essere controfirmato dal sindaco il 17 ottobre successivo.

Il progetto copriva un’area rettangolare di 165×91,5 metri e prevedeva la costruzione di un campo di gioco erboso misurante 110×60 metri, circondato da una pista ciclistica ovale lunga 380,9 metri (con due rettilinei da 100 e 86 metri, curve da 33,25 metri di raggio e una rampa di collegamento con l’esterno sul lato di via Oberdan). Sui lati corti del campo era altresì prevista l’edificazione di un campo da tennis (lato sud) ed uno da pallavolo (lato nord), dotando poi il tutto di opportuni stabili di servizio e ponendo in opera su tutti i lati un muro di recinzione alto poco più di 3 metri, intervallato da pilastrini. Gli ingressi vennero posizionati nell’odierna via Francesco Baracca e alle spalle della caserma “Regina Elena”, in via Oberdan. Tali accessi dovevano servire una tribuna coperta lignea lunga 40 metri e capace di 400 posti in piedi, prospiciente il lato del campo confinante con la summenzionata caserma (ovest).

Il "Baracca" nel 1931
Il “Baracca” nel 1931

Il terreno dello stadio venne poi rilevato direttamente dalla Pro Mestre il 3 novembre seguente.

Il progetto venne cantierizzato e ne risultò una struttura in stile razionalista, in mattoni intonacati, con pilastri, travi e solai in cemento. L’ingresso est di via Baracca (settore distinti), previsto inizialmente sotto forma di un piccolo varco nella recinzione, venne poi realizzato diversamente: in tale punto il muro perimetrale venne infatti arretrato di circa 3 metri rispetto al progetto e lo spazio ricavato fu sfruttato per edificare un androne d’ingresso e un piccolo stabile con i gabinetti pubblici (quest’ultimo dismesso e murato nel 1982).

Gli edifici dello stadio furono inaugurati il 14 giugno 1925 alla presenza delle autorità cittadine di Mestre.

L’anno successivo il comune decretò una sessantina di nuove intitolazioni per altrettante vie e strade mestrine: tra di esse figuravano anche la “nuova strada allo Stadio” (che assunse il titolo di Francesco Baracca) e la strada adiacente la caserma Regina Elena (denominata semplicemente “via Caserma” e ribattezzata via Oberdan dopo che la locale prefettura ebbe bocciato il nome di Gabriele d’Annunzio, ancora vivente).

Nel 1929 presso la sede cittadina del CONI venne formalizzata la fusione delle quattro principali rappresentative calcistiche di Mestre, che portò alla fondazione dell’U.S. Mestrina, presieduta dall’ex socio di riferimento della Pro Mestre Giuseppe Pea. In tale occasione si provvide a dotare lo stadio di una prima tribuna coperta in legno; per sovvenzionare tale intervento, il club pensò anche di affittare lo stadio per altre manifestazioni, ma la perdita dell’autonomia comunale di Mestre contribuì ad allontanare gli imprenditori interessati. La Mestrina, entrata in difficoltà finanziarie, fu infine messa in liquidazione il 7 marzo 1931.

Immagine di gioco al "Baracca", 1931.
Immagine di gioco al “Baracca”, 1931.

L’11 marzo 1933 lo stadio mestrino venne ceduto al comune di Venezia.

Dal dopoguerra al 1987

Nella stagione 1945-46 il Calcio Mestre vinse il campionato di Serie C, ottenendo l’accesso alla Serie B. Nella serie cadetta, dopo un’iniziale serie di buoni risultati che avevano portato la squadra ad occupare il primo posto in classifica, un calo di rendimento verso fine stagione portò all’immediata retrocessione in C. Il massimo afflusso di pubblico al “Baracca” si registrò in occasione del derby contro il Padova.

Negli anni ’50, su commissione del prosindaco di Mestre L. Morino (in carica dal 1951 al 1958), venne realizzata la nuova tribuna coperta centrale in cemento armato, sovrastante gli spogliatoi e il relativo corridoio d’accesso diretto al campo. Negli anni successivi verranno ristrutturate anche le curve e il settore distinti (est), sopra il quale viene posta in opera una copertura in ferro e fibrocemento, destinata ad essere poi rimossa e sostituita da una tettoia interamente metallica negli anni 2000.

Nel 1982, a seguito della promozione del Mestre in Serie C1, anche su istanza dell’allenatore in carica Giorgio Rumignani, le gradinate delle curve Oberdan e Baracca vennero demolite e ricostruite – più capienti – in tubolari d’acciaio. La curva Baracca fu oggetto di una riduzione della pendenza della gradinata e di un aumento dei posti a sedere, mentre viceversa la curva Oberdan risultò maggiormente inclinata e dotata di posti in piedi (poi dichiarati fuori norma negli anni 2000). In tale occasione furono anche ampliati gli accessi a tali spalti, mediante l’abbattimento di circa 5-6 metri del muro perimetrale in adicacenza delle aperture preesistenti.

A seguito di tali modifiche i gruppi della tifoseria organizzata mestrina, che fino ad allora erano soliti prendere posto in curva Baracca (che essendo situata a sud aveva il sole alle spalle e garantiva una migliore visibilità sul terreno di gioco), scelsero di trasferirsi in curva Oberdan.

Amichevole VeneziaMestre - Inter, 1988
Amichevole VeneziaMestre – Inter, 1988

Dal 1987 ad oggi

Con l’arrivo di Maurizio Zamparini alla presidenza del Venezia e la fusione del club lagunare con il Mestre, lo stadio Baracca per un quadriennio (dalla stagione 1987-1988 alla stagione 1990-1991) assunse il ruolo di campo casalingo del club unificato Venezia-Mestre.

Allorché la squadra riuscì a conquistare la promozione in Serie B, data l’impossibilità di ampliare ed adeguare lo stadio mestrino (sito in una zona fortemente urbanizzata) agli standard della serie cadetta, dopo la partita inaugurale l’impianto fu abbandonato in favore dello stadio Pierluigi Penzo di Venezia.

Le attività allo stadio Baracca si fecero occasionali: tra di esse si annovera, nel maggio del 1991, una partita benefica della Nazionale Italiana Cantanti.

Nel 1995 venne presentata una variante al piano regolatore generale di Mestre, ove si prevedeva, su suggerimento del prosindaco in carica Gaetano Zorzetto, di dismettere lo stadio e venderne l’area rendendola edificabile. Tale azione intendeva supplire alla carenza di aree edificabili in territorio mestrino, nonché raccogliere fondi per realizzare un nuovo stadio comunale a Tessera.

Tale proposta venne contestata da parte dalla cittadinanza e dal rifondato Mestre (che aveva ricominciato ad adottare l’impianto per le proprie gare casalinghe), che inviarono numerosi delegati a presenziare alla seduta del Consiglio comunale veneziano dedicato all’accoglimento della variante, riuscendo infine ad ottenerne il respingimento ed il mantenimento della destinazione urbanistica “a stadio” dell’area.

La proposta di cambio di destinazione dell’area venne riproposta nel 2008: in risposta venne organizzata una petizione popolare di opposizione, che raccolse oltre 3000 firme in pochissimi giorni. Nonostante ciò, l’amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Massimo Cacciari portò avanti la pratica, che fu definita nel 2011 con l’assegnazione dell’area in proprietà al fondo immobiliare Nordest Capital, incaricato di metterla in vendita per una successiva demolizione e realizzazione edifici abitativi. La successiva messa in liquidazione del fondo immobiliare fece sorgere una diatriba tra Comune di Venezia, curatori fallimentari, operatori telefonici (titolari di alcune antenne posizionate nell’area dello stadio Baracca) e l’Edo Mestre (club calcistico allora titolare della tradizione sportiva mestrina) sui diritti di proprietà della struttura. Quest’ultimo riuscì ad ottenere una concessione d’uso momentanea delle strutture.

Nel 2014 e 2015, dinnanzi alla riproposizione dell’ipotesi di vendita e demolizione dello stadio, una parte della cittadinanza e delle associazioni mestrine (tra cui le società calcistiche Mestrina 1929 – erede dell’Edo – e AC Mestre 2003) si attivarono in difesa dell’impianto, sollecitando i candidati alle imminenti elezioni comunali a sottoscrivere un impegno a preservare lo stadio, valutando l’imposizione di un vincolo storico o almeno garantendone la disponibilità alle maggiori società di calcio locali fintanto che non sarà realizzato un nuovo impianto di uguale o superiore capienza.

L’11 giugno 2015 si tenne una cerimonia per i 90 anni dello stadio, presenziata anche dai maggiori candidati alla carica di sindaco di Venezia, Felice Casson e Luigi Brugnaro, che si impegnarono pubblicamente a lavorare per preservare la struttura.

Nell’estate 2015 la vertenza legale sulla gestione dello stadio (coinvolgente operatori telefonici, fondo immobiliare Nordest, Comune di Venezia e AC Mestre 1909-1929) sfocia in un accordo momentaneo tra le parti, a seguito della quale l’impianto viene concesso in usufrutto all’AC Mestre per un biennio.

Nel mese di settembre vengono implementati alcuni lavori di adeguamento, volti a rendere lo stadio conforme ai regolamenti del campionato di Serie D 2015-2016 (lega di militanza dell’AC Mestre, che per consentire il completamento dell’opera si trasferisce momentaneamente allo stadio di Mogliano Veneto per le gare interne). In particolare si procede ad ampliare e ammodernare i locali tecnici, si rinnovano le panchine e si riduce da 108 a 105 m la lunghezza del lato maggiore del terreno di gioco.

Nell’ottobre 2015 le associazioni e gruppi locali mestrini aderenti al Presidio Permanente Mestre Terraferma presentarono una pratica di vincolo storico architettonico per lo stadio Baracca, ai fini di predisporne un’opera di recupero e tutela, anche in considerazione dell’originalità della struttura razionalista, poco rimaneggiata nel corso della sua esistenza.

Nel marzo 2016 il comune di Venezia riuscì infine a riacquisire la piena proprietà sull’impianto, a seguito di una permuta di altri immobili comunali di equivalente valore in favore delle parti in causa. Contestualmente si provvide a riavviare i lavori di adeguamento e ammodernamento concordati con la FIGC e gli uffici competenti, al fine di ottenere l’omologazione dello stadio per i campionati nazionali e consentire al Mestre di tornare a disputarvi le gare interne.

 

Ubicazione Via Francesco Baracca 19, Venezia-Mestre
Inizio lavori 1896
Inaugurazione
Struttura Pianta rettangolare
Copertura tribuna centrale e distinti
Pista d’atletica assente
Ristrutturazione 1919 (conversione in stadio calcistico), 1925 (costruzione ingresso ed edifici accessori), anni 1950 (ristrutturazione tribuna), 1982 (ristrutturazione curve e tribuna laterale), 2015 (adeguamenti vari)
Mat. del terreno Erba
Dim. del terreno 105 x 60 m
Proprietario Famiglia Zajotti (1896-1923)
Pro Mestre (1923-1933)
Comune di Venezia (1933- )